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Vola, Laura, vola

25/06/2013

Ciospy l’abbiamo trovata abbandonata in un fosso vicino ai campi di grano.
Quel giorno non avevamo la macchina, così abbiamo rinunciato alla passeggiata da Limigiano a Castelbuono e ci siamo incamminati lungo il viale di casa per il percorso che porta al fiume verso Brufa.

L’ho vista subito da lontano un puntino piccolo piccolo,
era spaventatissima, appena ci ha visti si è nascosta dietro un cespuglio
si rotolava, faceva le fusa.

L’abbiamo portata a casa e poi dalla veterinaria.

«Avrà due, tre mesi. Adesso le facciamo il suo libretto. Nome?»

«Ciospy» e sorrido, pensando a Friwi che si diverte a prendermi in giro: da piccola tu eri una ciospa e ora sei diva.

«Data di nascita… Mettiamo una data qualsiasi: 20 maggio»

20 maggio.
Sono scoppiata a piangere davanti a tutti.
Una data qualsiasi è il giorno del tuo compleanno, la tua data di nascita.

Così il 20 maggio scorso Ciospy ha compiuto un anno.
Tu ne avresti compiuti 38.
Siamo state tutta la notte insieme.
Sul mio letto, io e te ad accarezzare Ciospy.
Un sogno che mi sono tenuta stretta stretta per tutto il giorno.

Quando hai adottato PiGi eri in Sardegna, lo hai accudito per tutta l’estate. Mi hai chiamato per chiedermi consigli: «Zia Ari, tu che sei la regina dei gatti…»
Alla fine non hai avuto il coraggio di lasciarlo e lo hai portato con te a Milano.
«Ari, si spaventa anche della sua ombra – raccontavi, ridendo di gusto – l’ho chiamato PiGi, PirlaGatto».
A Natale ho fatto un pacco regalo anche per lui: quattro palline colorate, un topino e uno snack al pesce.

Come ho fatto a perderti, bimba mia?
Questo tempo che passa, e tu non ci sei più. I ricordi non bastano e dentro qualcosa si è spezzato per sempre.
Mi consola solo una cosa: tu non dovrai sopportare il peso della mia morte.
Che tragedia, la più grande tragedia. Eri così giovane, così piccola.

La signora Cacace, te la ricordi? È morta a 103 anni. Gli ultimi tempi quando le facevo visita andava più o meno sempre così:

«Ne’ ma voi chi siete?»
«Sono Arianna, signora Cacace, la figlia di Emilia»
«Ah, Arianna come vi siete fatta bella… La mia vita? È passata così, fiuuu. Un soffio di vento».

Rimango ancora un po’ nel letto, sono stonata, stanca
dopo l’ennesima battaglia col sonno, in compagnia dei miei fantasmi.

La casa si riempie dell’odore di caffè, che gioia quei piccoli rumori domestici, i passi di Chris tra la cucina e il bagno.

Perché io sono viva
e tu sei morta?

Cammino molto,
leggo molto.
Mi serve per sedare l’ansia
e il terrore della tua assenza.

Calvino racconta di Perseo, l’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa,
senza lasciarsi pietrificare.
Dal sangue della Medusa, nasce un cavallo alato…
Perseo non abbandona la testa, la porta con sé.

Calvino cita Ovidio: «Perché la ruvida sabbia non sciupi la testa anguicrinata,
egli rende soffice il terreno con uno strato di foglie, vi stende sopra dei ramoscelli
nati sott’acqua e vi depone la testa di Medusa a faccia in giù»
E qui avviene il miracolo: i ramoscelli marini a contatto con la Medusa si trasformano in coralli, e le ninfe per adornarsi di coralli accorrono e avvicinano ramoscelli e alghe alla terribile testa.

Questo succede al mio dolore quando viene toccato dalle parole e dai sogni, Bigols mia.
«La sottile grazie del corallo sfiora l’orrore feroce della Gorgone…»

I libri e i sogni. Così sopravvivo, così resisto.

Vieni, seguimi ti porto a vedere la tua tomba.
Eppure quel percorso ormai così familiare, si complica
e camminiamo senza mai arrivare.
Per un giorno sei viva di nuovo
Ti accarezzo
la pella fresca, trasparente, profumata.
Accarezzo le braccia,
il tuo bel viso.
Tu sorridi
Io ho finalmente, anche se per poco, la possibilità di parlarti.
Cosa faccio? Cosa ti dico? Ho tante cose da dirti, bimba mia.

I fiori, ti dico i nomi dei fiori che raccolgo in giardino o mi regala per te Mafalda, la contadina di 80 anni che cura l’orto vicino casa. I fiori che, in tutti questi mesi, non sono mai mancati davanti alla tua foto accanto al letto:
Rose
Ciclamini
Margherite
Crisantemi
Garofani
Ortensie
Gigli di Sant’Antonio…

E la notte, Bigols, la notte
la vedi la candela che accendo alla finestra
ogni sera?
Una piccola lucina per farti sapere dove sono,
per dirti che
io sono sempre qui
accanto a te
e che non potrai perderti
perché io sono dove sei tu.

Non ce l’ho fatta a vedere il tuo corpo senza te
Mi perdoni?

Arriviamo davanti alla tua tomba
ma qualcuno ci dice che non c’è più niente
e mi consegna in una busta le tue ceneri.

Io so cosa fare e tu hai capito.
Cominciamo a correre, a correre
una accanto all’altra
con lo stesso ritmo
lo stesso respiro
Tu hai capito e gridi divertita
«No, Ari, No»…

E in quel momento ho fatto volare le tue ceneri
e urlo al cielo che si riempie di te:
«Vola, Laura, volaaaaaaaa»

Le ceneri cadono come lacrime nella pioggia su di noi
e io ti respiro
le tue ceneri entrano nei miei polmoni
ti guardo e ti dico:
«Bigols, ti ho respirata, ora tu sei qui
nel mio petto, nel mio cuore,
per sempre con me».

Ho aperto gli occhi,
ho fatto fatica a capire dov’ero.
Mi sono alzata, sono andata in giardino.
Ho aspettato che le lacrime si asciugassero.

Ho chiamato mamma:
«Mami, l’ho sognata. Ho sognato Laura…»

La festa della mamma

13/05/2013

È stata una giornata bellissima.
Siamo partiti presto per venire da te.

Il sole tutto il tempo.

Con Chris abbiamo cambiato l’acqua nei vasi
messo i fiori freschi
pulito tutto intorno
e abbiamo messo la piccola scritta in ceramica che ho fatto fare:

‘Addio, Laura, donna
Benvenuta, Laura, spirito

Con l’amore di sempre
per sempre

Mamma, Arianna, Enzo’

Ci siamo abbracciati e Chris, non so perché, ha pronunciato il tuo nome ad alta voce.
Lo ha fatto anche padre Rosario, ha pronunciato il tuo nome insieme a quello di babbo.
Il 10 maggio scorso mamma ha voluto la messa anche per lui. Sono 28 anni che è morto.
Per Laura e per Tonino…

Come sai non riesco ad andare a casa tua.
Avevamo appuntamento con i bambini e Gianluca sotto casa.
Faby era già lì che ci aspettava. Ora porta gli occhiali da vista, ha un grado di miopia.
I capelli rosso fuoco, lunghi e lisci, sei tu da piccola. Identica. Non smetto di guardarla.
È bellissima.

Le ho portato un gioco per lavorare la ceramica e le fasce per capelli che mi aveva chiesto.
‘Ho saputo solo stamattina zia che venivi.
Non ho avuto tempo per il disegno, tieni ti regalo uno dei miei braccialetti.
Che colore vuoi?’

Dovrò smettere di chiamarli bambini, crescono a una velocità imbarazzante.
Marco è ancora più alto di un mese fa, ha cambiato taglio di capelli. È sempre più bello.

‘Zia ti ho vista in tv’
Mi ha detto Faby appena mi ha vista.
Era durante il festival, credo su rai 3.
Anche mamma mi ha visto. Mi ha mandato un messaggio:
‘Lei era seduta accanto a te’.

Tu cammini con me, sempre.

Siamo andati con Faby e la sua amichetta Eleonora all’oratorio.
In chiesa cantavano, al bar c’erano i vecchietti che giocavano a carte.
Abbiamo giocato col pallone, anche Chris. L’altalena, le corse, le risate e le foto.

Sulla panchina a mangiare ghiaccioli al limone,
Bigols mi sono ricordata il nostro gelato preferito quando eravamo piccole: il fior di fragola.
Ma ti ricordi che passione sfrenata?

‘Sai zia oggi è la festa della mamma’
‘Sì…’
‘Ho una cosa per la nonna. Abbiamo fatto i lavoretti a scuola per la festa della mamma.
Allora io ho pensato di farlo per la mamma di mamma’.

In macchina al ritorno,
ascoltavamo l’Ave Maria di Schubert
all’improvviso nel cielo
due arcobaleni.

Buona festa della mamma, piccola sorellina mia.

Oggi un anno fa

23/04/2013

«Par la mort du plus pur/ Toute joie est invalidée/ La poitrine est comme evidée/ Il faut quelques secondes/ Pour effacer un monde» (M. de Houellebecq)
Morto il più puro, ogni gioia è invalidata, il petto è come svuotato, bastano pochi secondi per cancellare un mondo.

Davanti a un dolore così grande e spaventoso siamo vulnerabili, fragili.
Siamo piccoli.
Possiamo solo cadere in ginocchio e pregare.
Stamattina per la prima volta io, Enzo e mamma preghiamo insieme.
Sono arrivati Ziamia, Massimo, Francesca, Rocco, Paolo a tenerci la mano.
Piccola bimba mia, queste sono le parole che leggerò per te durante la messa.

Oggi
un anno fa
ti ho persa
Per sempre

Sei sempre nei miei occhi
come quel giorno
quando all’improvviso ho avuto la visione di te
la testina inclinata
che mi sorridevi

E la paura che tu potessi morire ha afferrato la gola e lo stomaco
Non potevo immaginare:
mentre io ti vedevo, tu morivi

Eri per me la parte intatta, incorrotta
della mia tormentata storia familiare
Era così facile amarti

Vorrei rimanere nei sogni
dove ancora ti incontro
e risento la morbidezza del tuo abbraccio
la faccia mia vicino alla tua
l’odore della pelle
sapevi di bimbo piccolo
L’ho risentito quell’odore quando ho affondato il viso nei capelli di Fabi

Nei sogni posso guardare i tuoi occhiezzulli belli
come dice mamma, piangendo
‘quegli occhiezzull belli quando si svegliava la mattina…’

È stato l’anno del ‘pensiero magico’
‘Lei tornerà’
Da quel giorno non sono più andata a casa tua
Non posso ancora permettermi di distruggere con le mie mani
l’incanto che tu, in qualche modo, possa ancora essere lì
Nel tuo regno

Subito dopo la telefonata di mamma
ho capito: ti avevo vista perché tu eri venuta da me
per l’ultimo sorriso
Mi sono ritrovata a camminare da sola nei campi
ho invocato gli spiriti di tutti tempi:
ditemi vi supplico se è viva o morta
e all’improvviso tutto intorno è stato silenzio
un silenzio mai sentito
In quel tempo e in quello spazio sospesi
solo il vento accarezzava il grano nei campi
ora, bimba mia, tu sei dentro quel silenzio?

Nel bel mezzo della vita noi siamo nella morte
La morte che avverte del suo arrivo
‘Mamma, ma non è che devo morire’
chiedevi solo pochi giorni prima mentre raccontavi il sogno di babbo che ti chiamava…

Da quel giorno, bimba mia
noi sopravvissuti stiamo imparando
a camminare in questa nuova vita

I ricordi dei ricordi
tornano a trovarmi:
la nonna come un’ombra
vestita di nero
prima di cena si ritirava nella stanza da letto
in un angolo tra la porta e l’armadio
nascondeva un piccolo altare
c’erano le foto di tutti i suoi morti
accendeva una candela
e pregava
con il rosario tra le mani
Mi rivedo lì ad osservare quei piccoli rituali
‘Povera vecchia’, pensavo

Oggi quell’ombra sono io
la tua foto e quella di babbo sul comodino vicino al letto
la sera accendo una candela
e zitta, zitta
senza farmi sentire
ti piango:
‘Bigols mia, bimba mia… Dove sei?’
Povera me

In questo viaggio ai confini di me stessa
continuo a cercare le parole per dirlo
e il tema per un addio

‘So perché ci sforziamo di impedire ai morti di morire:
ci sforziamo di impedirglielo per tenerli con noi.
So anche che, se dobbiamo continuare a vivere,
viene il momento in cui dobbiamo abbandonarli, lasciarli andare, tenerceli così come sono, morti.’*

Addio, Laura, donna
Benvenuta, Laura, spirito.

* (L’anno del pensiero magico’ – Joan Didion)

Cade la neve

24/02/2013

-

Cade la neve
si accumulano feroci i giorni senza te

Cade la neve, bimba mia
penso a quella piccola cicatrice che avevi tra la fronte e il naso
alla sera che ti sei ferita mentre giocavamo con Enzo
al suono della tua risata che riempiva ogni cosa
agli ultimi pensieri che avrai fatto
le ultime cose che avrai visto
prima di scivolare sotto quell’auto

Cammino dentro questo silenzio
soffice e puro
dove vengo a cercarti

Penso a Chris
che ha abbracciato il mio dolore
senza riserve
senza paura
amandomi, semplicemente

Come io amo te
piccola sorella mia
senza vacillare
tra lacrime
crisantemi bianchi
e candele profumate.

‘Penso a tutti quelli che sono esistiti
sin dall’inizio dei tempi

E a me come loro di passaggio
vacillante verso il grigio mondo d’ombra

Come ogni cosa intorno a me
anche questo stesso solido mondo
in cui essi hanno vissuto
sta per dissolversi e sparire.

Cade la neve,
cade nel cimitero solitario…

Cade leggera su tutto l’universo
cade lenta,
come la discesa della loro ultima fine
su tutti i vivi
e sui morti’

Ti ricordi?

23/02/2013

Ieri mattina il contadino c’ha portato due uova fresche.
Sai cosa ho fatto?
Lo zabaione, a mano, come lo faceva babbo quando eravamo piccoli.
Ti ricordi?

Io me la ricordo ancora l’eccitazione per quel rito della domenica mattina. Arrivavano le uova ancora calde avvolte nella carta del giornale.
Babbo preparava una tazza per me, una per te, una per Enzo.
Sbatteva veloce veloce il tuorlo fino a sciogliere completamente lo zucchero. La magia del rosso che diventava sotto i nostri occhi quasi bianco.
Com’è forte il mio papà!
Ti ricordi, Bigols?

La sera prima di addormentarmi ti ho chiesto:
‘Vieni da me’.

E sei venuta.
Siamo nei campi vicino casa mia
Ti vedo da lontano
Qualcuno mi ha concesso un ultimo abbraccio
E allora corro
e grido
grido con tutto il fiato che ho in corpo
grido con tutte le forze che ho
grido il tuo nome al cielo
Lauraaaaaa
Tu mi vedi e corri verso di me, ridendo
La felicità che provo è disumana,
come questo dolore
una gioia che
no, non è di questo mondo
un’estasi
una vertigine

Poi il risveglio, amaro
faticoso, la gola chiusa in una morsa
come sempre ormai.
Non voglio morire, vorrei solo restare nei sogni.

Guarda cosa ho trovato in giardino
un narciso giallo che non avevo piantato
lì tra la lavanda.

‘La morte non cancella tutta la bellezza del mondo. La rende solo inutile e la trasforma in splendore vano’.
(Tutti i bambini tranne uno – Philippe Forest)

-

Uscite dal Mondo

16/02/2013

Le parole che compongo e scompongo dentro di me
sono per noi due
Non ti lascio andare, io continuo a parlarti

Le parole davanti al dolore arretrano, sfuggono, si arrendono
rimane solo la preghiera

La notte respingo il sonno
Scivolo silenziosamente davanti alla tua tomba
non ti lascio sola nel buio, no

Inseguo storie di chi piange ‘l’amato perduto’
Se questo dolore mio non è più eccezionale
Forse farà meno male, senza le parole per dire si è così soli

E invece più leggo e più abito l’inconcepibile
La vita va avanti, sì
A chi mi chiede ‘Come stai?’
cercando rassicurazioni
dico ‘meglio, il tempo…’
Dentro vago in territori senza speranza
dove il Sole Nero della Melanconia
mi scalda e mi uccide
per quello che è stato, per quello che non sarà

Basta un gesto, un suono, una folata di vento
e riaffiorano ricordi che non sapevo di avere

Non riuscivo a trattenere i singhiozzi
al tuo saggio scolastico
Tu ancora non sapevi della morte di babbo

I tuoi occhi smarriti
‘Perché piange Arianna?’
‘Perché ha mal di pancia’

Come gli occhi di Faby
quando ho pianto davanti al bigliettino di Natale
‘Ti vogliamo bene assai’
Marco, Fabiana, Gianluca
La tua firma non c’era

Ogni volta che vengo a Milano
si rinnova la mia uscita dal mondo
‘Lei a un certo punto arriverà’, mi dico mentre metto i fiori nell’acqua
‘Lei ora entrerà da quella porta’, mi dico mentre pranzo con i tuoi figli
Ogni volta torno a casa senza di te

Sono venuta lì dove ti ho perso

La prima volta era agosto
non c’era nessuno per strada
era mezzogiorno
Ho accarezzato i fiori che qualcuno ha sigillato con cura intorno al palo della luce
Sono rimasta ferma immobile a guardare un punto fisso dell’asfalto
ti ho visto lì distesa senza più vita sotto quell’auto
Fa che non abbia sofferto, fa che non abbia capito
‘Sei la sorella?’
’Sì’
‘L’ho capito subito. Sei uguale a lei. Io e mia moglie abbiamo visto tutto’
‘È morta sul colpo o era ancora viva, ha capito, ha sofferto…?’
‘Quando siamo scesi per soccorrerla, già non si muoveva più’

Eri a sei secondi dall’entrata della pista ciclabile
Sei secondi ed era fatta
Sei secondi che hanno deciso la tua vita e la nostra dannazione.

Sono tornata una seconda volta con Chris
abbiamo legato al palo delle luce
una rosa rossa
per amore tuo
e per dire addio alla vita che non abbiamo più

La vita che abbiamo conosciuto fino a quel 23 aprile se n’è andata con te
Oggi stiamo vivendo una vita nuova,
fatta di mistero, di silenzi, di racconti, abbracci,
di libri, gatti e passeggiate
sempre tenendoci per mano,
camminando sull’orlo di un abisso

Quella rosa rossa è
per Enzo
e il suo sguardo perso nel vuoto
per mamma
che non ha accanto a sé nemmeno una tomba sui cui piangerti
e inciampa continuamente nelle parole che come me non trova
poi finalmente con la voce spezzata riesce a dire:
‘È che mi manca’

Ma io non mi arrendo, Bigols
continuo a comporre e scomporre le parole e i ricordi
Con le parole ti tengo qua
vicino a me

‘Dicono che al momento della morte l’anima – che non esiste – si separi dal corpo – che non esiste più – e che, pacificata, giri su se stessa planando in cerchio nello spazio, e prima di cadere riversa in un dolce pozzo di luce ascolti il grido straziato dei vivi abbandonati rispondendo loro con una parola di profonda compassione. Come rinunciare alla possibilità, anche infima, di un ultimo messaggio? Allora, senza interrompersi, parlano al suo orecchio non volendo pensare che le parole che sussurrano possano andare perdute.’

Io continuo a cercare il tuo viso nella forma delle nuvole.

-

Mai più

07/02/2013

Stanotte mi sono addormentata verso le 4 e 30 e t’ho sognata

Siamo al parco monte dolce, dove siamo cresciute
sei al telefono
ti chiamo mi avvicino tu ti allontani e allora inizio a seguirti

Mi ritrovo sospesa nell’aria
inizio a volare prima lentamente e poi sempre più velocemente,
continuo a seguirti e a chiamarti

Ti vedo entrare in una casa, non è la nostra
si scende, come quando vengo da te sulla tua tomba

Sei lì nuda e c’è del sangue
‘Laura come stai? Cos’è quel sangue?’
‘Niente, non ti preoccupare’
mi rispondi e non mi guardi negli occhi

Non so più dove sono
c’è ZiaMia e mamma
è così invecchiata, così piccola
indossa un cappotto nero più grande di lei
cominciamo a scendere anche qui ci sono scale e ZiaMia rimane su e ci guarda dall’alto,
io e mamma ci sediamo sui gradini e iniziamo a piangere abbracciate

Adesso sono in una stanza buia
c’è una donna che balla e ride
alle sue spalle vedo delle manine piccole e dei capelli lucenti rosso fuoco: è Laura
sei tu

Ti chiamo, ti prendo le mani
riesco ad abbracciarti, finalmente
Laura, Laura
bimba mia, piccola mia
all’improvviso diventi adulta sotto i miei occhi

Sono alla stazione c’è Friwi, ci sei tu
e componiamo un cerchio abbracciandoci
c’è una quarta donna ma non ricordo se è ZiaMia o mamma

Mi sveglio, non riesco a respirare
corro da Chris, racconto il sogno
piango e piange anche lui:
Tu non tornerai mai più.

Howl, howl, howl, howl! Oh, you are men of stones. Had I your tongues and eyes, I’d use them so That heaven’s vault should crack. She’s gone forever.

Oh, thou’lt come no more,
Never, never, never, never, never.

Ululate! Ululate! – Oh voi siete uomini di sasso!
Se io avessi le vostre lingue e i vostri occhi vorrei urlare e piangere
fino a spezzare le volte dei cieli!
L’ho perduta per sempre!
Tu non tornerai più! Mai più,
mai più, mai più, mai più, mai più!

(King Lear – William Shakespeare)

Laura

01/02/2013

Piove come quel giorno

Mi alzo dal letto, ti cerco
perché non sei in cucina
a fare il caffè mentre chiacchieriamo?

Guardo fuori, il cielo nero
dum dum dum veloce veloce
il rumore sordo delle gocce sulla plastica fuori al balcone
e il mio cuore che non la smette di battere forte, forte
come se volesse uscire dalla bocca

Vado in bagno, passo per il salotto, torno in cucina
non ci sei

Vedo Enzo nella stanza di Marco in piedi mi guarda
‘Ma allora è vero?’
Non ho voce, non riesco a parlare
Faccio sì con la testa

Dum, dum dum
sempre più veloce, sempre più forte
il cuore letteralmente sta per scoppiare

Arriva il messaggio di Chris
‘Povera piccola…’
‘È finito tutto, Chri, tutto’

‘Ziamia, è morta’
’Sì, ma come sta?’
‘Ziamia, non hai capito: zia, Laura è morta’

Sento Enzo, chiuso in bagno. Piange
Mamma al telefono con Zio Lucio:
‘Lucio, Lucio, Lucio. Laura, se n’è andata’.

È passato quasi un anno
A volte mi ritrovo per strada con il cellulare in mano
‘Adesso chiamo Bigols, questa cosa gliela devo raccontare’

Ti devo raccontare l’amore, tutto questo amore
che mi salva e mi condanna

L’amore di Chris
quel giorno nei campi
quando sono crollata
e non ha provato a rialzarmi.
Si è seduto accanto a me
tenendomi stretta fra le sue braccia
mi ha cullato
per un tempo che non ricordo più
per tutto il tempo delle mie lacrime

Se potessi ti racconterei
di Filippo, un amico di facebook,
che ogni mese con la piccola Giada mi aspetta alla stazione di Milano,
dove una volta mi aspettavi tu.
Mi accompagnano al cimitero
Una volta alla settimana ti portano i fiori per me,
Giadina è addetta al cambio dell’acqua

Ti racconterei
di Friwi, che non ha mai smesso di chiedermi
‘come stai?’
sapendo che non ho più la risposta

e di quella chiesetta piccolissima,
all’interno del monastero dei frati francescani,
dove mamma io e chris condividiamo il dolore di questa vita senza te

Senza questo amore non avrei potuto attraversare lapidi, fiori, foto, date di nascita e di morte per venire da te

Non ci sono parole,
le lacrime non bastano
Per noi che siamo i sopravvissuti

Ho fatto l’ultimo viaggio da sola,
Perugia-Milano in treno,
stazione Desio-cimitero a piedi
un’intera giornata da sola con te
ti ho portato i ciclamini rosa e bianchi e una canzone

Laura

You’re the train that crashed my heart
You’re the glitter in the dark

Questo Natale

24/12/2012

-

Ho fatto un piccolo albero di Natale
e l’ho messo vicino alla foto di noi due insieme mano nella mano.
Ti accarezzo, ti bacio, ti stringo forte a me. Sorella mia.
Mi addormento, piangendo, nella speranza di sognarti.

Poema di Natale

Per questo fummo creati:

Per ricordare ed essere ricordati
Per piangere e fare piangere
Per seppellire i nostri morti –
Per questo abbiamo braccia lunghe per gli addii
Mani per cogliere quel che ci è stato dato
Dita per scavare la terra.

Così sarà la nostra vita:
Una sera sempre ad aspettare
Una stella che si spenga nelle tenebre
Un cammino fra due tumuli
Per questo dobbiamo vegliare
Parlare a bassa voce, camminare piano, osservare
La notte che dorme in silenzio.

Non c’è molto da dire:
Una canzone su una culla
Un verso, a volte, d’amore
Una preghiera per chi se ne va –
Ma quell’ora non dimentica
E ad essa i nostri cuori
Si abbandonano, gravi e semplici

Perché per questo fummo creati:
Per la speranza in un miracolo
Per la partecipazione della poesia
Per guardare in faccia la morte –
Di colpo non più aspetteremo…
Oggi la notte è giovane; dalla morte, appena
Siamo nati, immensamente.

Vinicius de Moraes (traduzione: Federico Guerrini)

Quando scende la sera

22/12/2012

Quando scende la sera,
la stanza si riempie di ricordi
e siamo tutti insieme
i vivi e i morti.

Ci siamo noi due.
La nostra storia di figlie, sorelle e poi donne
I dolori condivisi, le risate complici.

Mano nella mano commosse sull’altare al matrimonio di Enzo.

Marco piccolissimo che piange,
io che mi avvilisco e tu che sai cosa fare
‘ninna ah, ninna oh…’

Noi due al concerto di Pino Daniele,
accarezzo spesso quella foto:
le braccia alzate, tu che canti a squarciagola.

All’aeroporto, mamma e babbo tornavano
finalmente dopo tre mesi
Ti guardai da lontano mentre correvi gridando: Mamma, mamma!
E affondavi tra le sue braccia.
Con la testolina facevi sì, sì mentre mamma ti spiegava che babbo non c’era più
‘Non piangere, bimba mia, è con gli angeli lassù…’

Piccole piccole nella panetteria di nonna,
le ore davanti a quel forno a legna,
zia Gilda impasta con le sue incantevoli braccione e racconta barzellette,
risento il suono della sua risata schiattosa,
l’odore del pane caldo appena sfornato,
il profumo di rose di quelle torte giganti fatte solo per noi.

La notte della Befana, quando fingevamo di dormire,
mentre mamma, babbo e Enzo costruivano, tra risate e imprecazioni,
la casa di Barbie.

L’ultima nostra passeggiata al parco,
e l’ultimo abbraccio alla stazione.

L’ultima, frettolosa, telefonata
‘Ti voglio un sacco di bene, Bigols, amore mio’
‘Anche io, Ari’.

Ho lasciato andare via tanti ricordi,
pensavo di avere tempo, tutto il tempo, per sempre.
Invece quel tempo è diventato mai più.

E col tempo, mi sono state tolte le parole per dire
quello che eri per me,
cos’è ora la mia vita senza te.

Quando scende la sera,
rifaccio quella corsa verso casa tua
Afferro al volo la foto di babbo,
la stringo forte in una mano,
con l’altra stringo, fortissimo, la mano di mamma e prego

Babbo mio,
se è viva, aiutala a resistere,
stiamo arrivando
se è morta, prendila per mano
avrà paura

Mamma appoggia la testa sulla mia spalla:
‘Questa volta non ce la faccio’…

La cosa migliore che posso fare,
per tutto l’amore che mi hai dato,
è vivere quello che resta
come se tu fossi qui.