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L’ultimo bacio, mia dolce bambina

24/04/2016

Mentre piove
ieri oggi come quattro anni fa
sono lacrime

L’ultimo bacio, mia dolce bambina
quello che non ti ho dato

Prendo fiato
mia amata bambina

Disperata non riuscivo più a trovare la via maledetta
“come faccio? lei mi aspetta… la rosa bianca, lei aspetta la nostra rosa bianca”
“eccoci ari, calmati siamo qui”
Ogni volta chiedo a Chris: “fammi vedere lei dov’era”

Mentre piove
sono lacrime
“Non ho avuto le nostre foto,
non ho avuto il suo quaderno delle ricette,
non ho potuto leggere il suo diario”

Il dolore
spietato
arriva all’improvviso
e vado in frantumi, mia piccola Bigols
non faccio resistenza, so che non serve

“Il fratello di Abdalaziz è morto sul gommone, cercava di raggiungere la Turchia”
È buio, tutto buio. Tu sei sotto quella macchina
“Voi non capite, lei non può morire. È la mia bimba…”
Cerco Chris, non c’è
e mi ritrovo tra le braccia di Giorgio
“Fate piano, siate gentili. Sto soffrendo”.

Torni sempre
a trovarmi nei sogni
e i sogni al risveglio lasciano sempre tracce di vaniglia e borotalco…

Ho sognato nonna Anna, la nonna delle cose buone
Ti ricordi Bigols quando riempiva le nostre manine piccole di caramelle Rossana?
Guardare il mondo attraverso la carta rossa e la filastrocca fino allo sfinimento:
Le rosse rossana rosseggiando qua e là
ingolosiscono i golosi
con la loro rossa golosità

Non c’è ultimo bacio, non c’è ultimo abbraccio
Solo il senso spietato di un non ritorno

Ancora sorelle

20/05/2015

sorelle

 

“Oggi è il compleanno di Bigols, Chris”
“Facciamo una cosa bella: compriamo un sacco di fiori”

Sei secondi. Un altro abbraccio, una piccola indecisione, una telefonata improvvisa. Un bacio prima di uscire.

Bastavano solo sei secondi. La macchina sarebbe passata sei secondi prima. Tu avresti imboccato la pista ciclabile lungo la rotonda e oggi festeggeremmo i tuoi primi 40 anni.

Tre anni, mi sento dentro un fermo immagine.

Io e Chris il mese scorso siamo venuti prima al cimitero e poi come ogni anno a mettere un nuovo fiore, una rosa bianca, lì al palo della luce, dove c’è il segnale della precedenza. Lì, proprio lì dove un disperato non si è fermato, portando via la tua giovane vita e la sua e la nostra pace. Per sempre.

Abbiamo preso un’altra strada questa volta. Per caso. Una strada ampia, accompagnata da alberi lungo tutto il marciapiede.
E all’improvviso ci siamo resi conto.

“È questa la strada che ha fatto lei quell’ultima sua volta”.

“Ora capisco. Sento la sua spensieratezza mentre pedala. È arrivata davanti a quella macchina disarmata”.

Riesco a vederti dall’altro lato della strada che guardi me e Chris impegnati nel nostro rituale: tutto serve per resistere.

Il lutto non si elabora mai. Si vive e basta. Ho fatto anche un piccolo tatuaggio intrecciando le iniziali dei nostri nomi.

Mi rassegno, non penso al futuro. Aspetto.

I tuoi figli non li vedo più. Basta un soffio di vento per spazzare via come il più spietato degli uragani legami fragili, esposti a un dolore pazzo.

Quando chiedemmo dove riposava Lia, Eleonora ci scrisse così:

“Se volete andare a trovarla, armatevi di scarpe molto comode, preferibilmente da escursione e andate a Passo Coe, in Trentino, a sette chilometri da Folgaria. Lasciate la macchina e fatevi un giro a Malga Zonta, presso Campomolon. È lì, nel suo posto preferito adesso”.

Mi rassegno, non penso al futuro. Aspetto, Bigols.

Forse un giorno si farà come avevi chiesto: “Se dovessi morire, cremate il mio corpo e disperdete le mie ceneri nella natura…”

Preghiamo per i nostri cari defunti, in particolare per Laura e Antonio.

Sono tre anni che sei morta. Trenta anni dalla morte di babbo.

Siamo ad Assisi nella Porziuncola, Padre Rosario dice la messa per te, per babbo. Ho i brividi, sento freddo dentro.

Frana la terra sotto i miei piedi. Trascina l’anima mia stanca al centro di questo mistero. Sento un ronzio fortissimo. E non sento più la mano di Chris.

Corriamo sulla spiaggia di Coroglio. Io, tu e Laika. Il cane pastore di zio Diego, lo zio di babbo. Sembra uscito da una di quelle cartoline antiche in bianco e nero, che la nonna ha nei cassetti. Lo prendiamo in giro, sottovoce per non farci sentire: ha più brillantina in testa che capelli. Soffochiamo le risate… Siamo sulla sua piccola barca a remi. Si va a fare il bagno dietro l’isolotto di Nisida. Dove l’acqua è pulita. Una magia, proprio sotto Posillipo e a cinque minuti da casa nostra. Se l’Italsider non avesse divorato la magnificenza di quei luoghi e la salute di tanta gente…

Laika si butta in acqua insieme a noi, un po’ per il caldo e un po’ per proteggerci. Riempiamo il cielo di risate e colori. Il dolore è sospeso. Almeno per un po’ non ho paura. Babbo è morto da soli due mesi. E forse per la prima volta non ci penso. Il cuore leggero… Ci siamo noi, Laura&Arianna, e il mare.

Ritorniamo sulla sabbia scura… Non ti vedo più. Sento solo la tua voce “Ci incontreremo ancora…”

La messa è finita. Andate in pace.

Risento la mano di Chris che stringe la mia.
“Portami fuori, amore. Ho bisogno del sole”.

Ci deve essere un non-luogo. Senza spazio, senza tempo.
Dove io e te siamo ancora sorelle.

Ovunque proteggi la grazia del suo cuore…
Adesso e per quando tornerà l’incanto.
L’incanto di te…  di te vicino a me. 

Se chiudo gli occhi

06/04/2015

Continuo a fare sogni tormentati e stupefacenti.
La notte dormo poco, crollo la mattina presto trascinata in mondi che non sono miei.
È la terra dei morti. Sono circondata da mille anime in attesa.

Dall’altra parte c’è Chris, lo chiamo, non mi sente.
Mi dispero, non mi vede più.

Devo fare presto.
Ti sento alle mie spalle, mi volto sei lì che mi aspetti, sorridi, mi dici cose indicibili nel mondo dei vivi.
Afferro il tuo ultimo respiro e corro, corro, ho poco tempo. Devo portati di qua con me, da Chris, dai tuoi figli, da mamma.
Ogni volta quel respiro torna indietro, sfugge dalle mie mani. Non appartiene più a me e nemmeno a te.

Quando Alessandra morì, Elena le tenne la mano.
“Se chiudo gli occhi, io so che se chiudo gli occhi vado via e non torno più”.
Il volto pallido, le labbra strette, gli occhi gonfi… Racconta Elena in cerca di una consolazione, che oggi so non avrebbe mai trovato.
“Chiudi gli occhi Ale, se è quello che vuoi. Io sono qui. Ti tengo la mano. Chiudi gli occhi, non avere paura”.

La guardavamo dal balcone andare via, così piccola, così magra, trascinarsi sotto il peso di un dolore disgraziato.
“Poverina, deve essere terribile perdere una sorella”.
“No, a noi non succederà mai Bigols, mai”.
Davanti a noi tutto il mare possibile di Pozzuoli, il sole caldo, le barche a vela.

E ora che è sparito tutto, il mare e la nostra vita insieme,
mi ritrovo ad alzare continuamente gli occhi al cielo.
Ora che prima di andare a dormire accarezzo le tue foto:
piccola piccola nel campo di margherite, con Marco appena nato tra le tue braccia, io e te commosse al matrimonio di Enzo, in giardino qui da me con Faby piccolissima sulle mie spalle…
Ma non dovevamo invecchiare insieme? Con chi rido delle prime rughe e dei primi capelli bianchi, Bigols mia?
Come è potuto accadere?

Maurizio ti ha amata veramente. Ha realizzato il tuo sogno.
L’asilo nido si chiama ChezAua.

Sarei venuta da te, subito dopo il festival. Mano nella mano finalmente libere.
Da antichi fantasmi e cuori guasti, che hanno reso triste il tuo sorriso e malinconici i tuoi occhi.

Non ho fatto in tempo.

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Suoni di violini invisibili

25/12/2014

Era il primo Natale senza babbo e io e te chiedemmo a mamma di fare comunque l’albero.

“Alto, mamma, lo devi comprare altissimo, fino al soffitto”
Lottammo per non mettere i capelli dell’angelo, quei fili lunghi lunghi dorati.
Perdemmo la battaglia ma eravamo contentissime.

Ci mettemmo sotto l’albero, la stanza al buio illuminata solo dalle lucine colorate e intermittenti.
Incantate nel silenzio, vicine vicine, mano nella mano. Riesco ancora a sentire la corposità della tua manina nella mia.

T’ho sognata. Sei morta, ma io ti vedo. Ci abbracciamo fortissimo per un tempo indefinito. Poi mi sorridi e mi dici che sei incinta di tre gemelli…

T’ho sognata. Siamo in uno spazio senza tempo circondate dal buio e da polvere di stelle. Mi guardi, non parli.
Cominci a fare dei movimenti con le mani a me sconosciuti. Non ho mai visto niente di simile in questo mondo. Muovi le mani, prendi stelle dal cielo e componi musica, melodie e me le regali. Con un soffio dalle tue mani le note arrivano fin dentro me. Sembrano suoni di violini invisibili…

Quando mi sono svegliata ho letto su Facebook il racconto di Anna, che ha da poco perso il nipote Tommaso.
Tommaso si è addormentato una sera e non si è più svegliato. Aveva solo 26 anni e suonava il violino.

Ho chiesto ad Anna il permesso di raccontarti questa storia d’amore.

Questo pomeriggio entro nella chiesa in cui ho salutato per l’ultima volta Tommaso. Mentre apro la porta sento un suono di violino venirmi incontro e mi assale una tristezza infinita e sto per scappare. Poi però entro e… Uto Ughi era lì dove eri tu, Tommy, in una chiesa assolutamente vuota, stava provando insieme ai Solisti Veneti il concerto di questa sera. Mi sono seduta e in quel vibrare di emozioni, ho assistito al più incredibile concerto della mia vita. Uto Ughi solo per me e per te.

Siediti qui vicino a me Bigols, torniamo sotto quell’albero. Ti racconto le storie, piccolo amore mio, per tutto il tempo che vuoi.
Un giorno vorrei raccontarti la storia della tua vita, tutta quella che ti è stata strappata. Tutta quella che ci è stata negata.

Buon Natale, Bigols. Anima mia.

Musica per mia sorella Laura

26/11/2014

Ho seppellito nostro padre per la seconda volta.
Ho chiesto a mamma di portarlo via da Napoli e così lo abbiamo cremato e adesso risposa qui in un piccolo cimitero sulle colline senza tempo di Fratta Todina, accanto al convento francescano della Spineta.

Ho tenuto fra le mie braccia l’urna con le sue ceneri, mentre Padre Rosario le benediva.
Sulla lapide abbiamo messo anche una sua foto, forse una delle sue più belle: quella con gli occhi che ridono.

Stiamo per andare a Londra, da Marco. Bigols, tuo figlio vive e studia lì ora.

Ne “Il corpo della vita”, lo scrittore racconta della sua malattia, del trapianto e della degenza in ospedale. Aveva 12 anni quando la mamma morì.
“Ora è stesa qui, quantomeno la notte. Non è mai stata morta del tutto. La madri restano. Sempre”.

Ho chiesto a Paolo di scrivere una musica per me.
La musica che avrei voluto scrivere – se ne fossi stata capace – per mia sorella Laura: la bambina e l’alloro.

Dopo un po’ è arrivato il suo messaggio
“Arina, questa notte una melodia mi è venuta a trovare…”

Non riuscirò mai a dirti addio, bimba mia.

Solo buonanotte, amore mio

Maybe one day I’ll fly next to you

20/05/2014

Buon compleanno, anima mia
Forse un giorno volerò al tuo fianco.

È lunga la vita senza te

23/04/2014

Scrivo sempre meno la mia tristezza, ma in un certo senso essa è più forte, passata al rango dell’eterno, da quando non la scrivo più [Dove lei non è – Roland Barthes]

È così, una volta che dal trauma del momento si passa alla tristezza per sempre. Una volta che il rimpianto di te è la cifra della mia vita.

Ho incessantemente il cuore pesante.

Il tempo scorre e fa più male.

Mi sono arresa. Le parole non le cerco più.

Mi sono arresa alle parole. Laura non se n’è andata. Laura è morta.

Il fatto che una persona sia morta, può vuol dire che non è viva. Ma non che non esiste. Per questo io ti parlo continuamente. E mi prendo cura del nostro amore, anche in assenza di te.

Quello che non uccide, fortifica. Non è vero: quello che non ti uccide può anche indebolirti una volta per sempre.

Il dolore non ha nessun senso. Il dolore non serve a niente. Ma non c’è alternativa. Il dolore, dopo averti cambiato, cambia.

Noi sopravvissuti lo sappiamo bene: a un certo punto i ricordi vanno a nascondersi. Per paura, per rabbia, perché è l’unica via di sopravvivenza. Poi però arrivano. Senza preavviso.

Ero a letto, era tardi. Stavo pensando al lavoro. Ricordi il giorno che sei stata qui, tu da sola? I bimbi erano a Milano. Ti ho lasciata dormire fino a tardi: almeno così si riposa un po’. Ti ho svegliata con l’odore del caffè. Hai aperto gli occhietti, hai sorriso. “Grazie, Ari”. “Amaro, bimba come piace a te”.

Quel ricordo s’era nascosto chissà dove. Mi ha tenuta sveglia per un po’ con una fitta al cuore. Poi mi sono addormentata. All’improvviso verso le 4 di notte ho avuto una crisi respiratoria. Non respiro, Chris, aiutami. Sto collassando, chiama mamma… I ricordi dicono solo una cosa: tu sei morta. Ho avuto un attacco di panico. Fino alla fine io non lo accetterò. Sorella mia, figlia mia. Si può immaginare un dolore più grande?

In questi giorni ho un’immagine fissa che mi accompagna. La mia piccola bimba in mezzo a un prato, circondata da una miriade di margheritine. Il sorriso dolce, aperto, fiducioso. Il vestitino rosa, il taglio di capelli a caschetto, corto. I sandaletti blu. Quelli preferiti. Forse l’ho scattata proprio io quella foto, stavamo giocando con la macchina fotografica istantanea che ci aveva regalato babbo.

Eri la mia bimba. E io ti dovevo proteggere, il mondo è pieno di bimbi cattivi. Ci penso io Bigols, ci penso io. A proteggerti.

Quand’è che ho smesso di pensarci, Bigols? Quando e perché t’ho lasciato la mano?

“Sei come la mia moto, sei proprio come lei”. Cantavi e ballavi senza sosta chiusa nella nostra cameretta. Mamma ti diede il permesso di andare al concerto, ma solo se t’accompagnavo io. Io protestavo, tu correvi per tutta la casa gridando di gioia.

Il tuo primo concerto. È stato un attimo e non ti ho vista più. Una paura di pazzi. Ed eccoti lì: eri fuggita sotto al palco per dare la mano a Jovanotti… Ti guardavo da lontano e pensavo: è adorabile.

T’ho visto piegata in due dal dolore. T’ho visto rimettere insieme pezzi distrutti per sempre con coraggio e con amore. A piccoli passi. Eri una mamma meravigliosa, premurosa, attenta. Quel tuo modo di essere mamma è diventato poi col tempo anche il tuo modo di essere sorella. Tu mi coccolavi. Oggi so che era un dono.

Che malinconia struggente. Riempie tutto: i pensieri, le risate, ogni respiro. Tutti i baci.

Succedono le cose. Ed è con te che vorrei condividerle.

Come ho fatto a rimanere in piedi davanti alla tua tomba?

Quel giorno di due anni fa eri uscita per tornare. I panni sul tavolo da stiro. La carne da scongelare sul lavandino per la cena.

Eri così felice della tua nuova passione. “È bellissimo Ari, andare in bici mi fa sentire libera”.

L’ultimo pensiero declinato al futuro: la macchina non si fermerà.

La paura, la frenata, la bici che si avvita. Tu che cadi.

Avevi ragione: la macchina non si sarebbe fermata.

Arianna non c’è a difendermi dai bimbi cattivi…

È buio e fa freddo. Sto morendo.

Ari mia… T’ho cercata e tu m’hai vista.

Così ti ho sorriso. E questo sarà l’ultimo ricordo che avrai di me. Non abbandonarmi mai. 

È lunga la vita senza te. Sorella mia, bambina mia…

 

If this is goodbye

25/12/2013

«Vuote le mani, ma pieni gli occhi del ricordo di lei»

Senza paura

09/11/2013

Il silenzio finalmente
tutto intorno e dentro
La casa, Chris, i gatti dormono

«Il silenzio è infinitamente più chiaro delle parole che confondono e storpiano la vita»*

Nel silenzio delle prime ore del giorno
ti incontro ancora
Sento i tuoi passi leggeri
il profumo della tua presenza
il tuo abbraccio delicato
la tua danza intorno a me che piango
«Senza paura, Ari, senza paura»
il tuo respiro sul mio viso

Sono stata al compleanno di Fabi
Le ho portato i biscotti di pasta frolla al cacao, come mi aveva chiesto, a forma di cuore, fiore, stella e luna…
Ho imparato a farli per lei, facendo le prove per giorni e costringendo Chris a testare tutte le versioni

Prima al cimitero da te e poi alla festa dei bambini
con i vivi
Le grida, le corse, i giochi, i dispetti, le risate, la torta, le foto, i suoi primi 10 anni, la prima ragazza di Marco, la vita-che-va-avanti

Dove sono? Dove vai anima mia?
Galleggio, sospesa e poi colo a picco
No, questo mondo senza te non è più mio
Che mistero il mio cuore che non si è fermato insieme al tuo

Tante mamme si avvicinano, non le conosco. Mi abbracciano
«Rimarrà sempre nei nostri cuori»
Hai lasciato così tanto amore qui, Bigols mia

La sera sono andata da Maurizio
Fino a tarda notte a parlare di te, piangendo abbracciati
Insieme abbiamo acceso la candela che ogni notte ti dedico
Quanto amore per te, sorellina mia

La piccola chiesa è piena di ciclamini
rossi e bianchi
i giglamini, come dicevi tu e sorrido
Una candela per te e una per babbo
I frati intonano i canti
e io mi sciolgo in un pianto eterno
piango tutto quello che posso
tutta la vita fino a qua

«Scambiatevi un segno di pace»

e piango piango piango
mi rendo conto
per la prima volta
da quando sei morta
tra le braccia di mamma

In questo luogo, avvolta dall’incenso che stona e purifica
io riesco a vederti
sei davanti agli occhi miei

Nelle lacrime, come nel silenzio
siamo ancora una volta noi due insieme

Le mani di padre Ermes prendono le mie
«Hai il dono del pianto…»

Prego un Dio in cui non credo
Sono grata per tutto questo

*Emanuele Tonon – Circuiti celesti

Non smetterò mai di aspettarti

25/08/2013

Padre Nostro nei cieli
che io sia nuvola
e come lei leggera
E liberami dal male
da tutti i mali.*

La conoscevi la storia di Hachi? Io ho visto il film. È basato su una storia vera.
Se tu fossi viva ti chiamerei per raccontartela.

Ogni mattina il professor Wilson prende il treno per andare a lavorare. Un giorno trova un cucciolo di cane e lo porta a casa. Nasce una tenerissima storia d’amore e di amicizia. Il cane tutti i giorni accompagna il professore al treno poi va a casa. Torna alla stazione alle 5 del pomeriggio, quando il professore rientra.

Ma un giorno il professore non torna e non tornerà mai più. Ha avuto un ictus durante la sua lezione di musica.
Hachi lo aspetterà per sempre davanti alla stazione. Fino al giorno della sua morte.

È quello che facciamo noi Sopravvissuti. Vi aspettiamo fino alla fine dei nostri giorni.

Enzo e mamma sono stati da me per un giorno. È impossibile cercare consolazione nel dolore dell’altro. Stare insieme per noi è solo strazio.

Passa il tempo ma noi siamo lì: dopo una lunga notte fatta di silenzi storditi e pianti soffocati, al mattino presto siamo usciti da casa tua e ci siamo ritrovati, noi tre soli al mondo, a camminare sotto una pioggia spietata e un cielo nero. Disperati, disorientati, smarriti. Senza parole. Oggi come allora, è così.
Abbi pietà di noi.

Li ho portati con me a passeggiare nei campi, al tramonto, seguendo tracce di territori che pensavo sommersi.

«Mamma ma quando hai partorito Enzo eri da sola?»
Il suo primo figlio, a 20 anni e senza essere sposata. Una vergogna, per tutti. Se ne andò a Ischia in una Casa per ragazze madri. Cinque mesi prima di partorire, si occupava delle pulizie. Nessuno lo volevo quel figlio. Lei sì.
«Ero sola, sì. Però il giorno dopo arrivò mamma, nonna Anna. E al molo al ritorno trovammo mio padre ad aspettarci».
Odio potente come l’amore.
Amore potente come la morte.
Quanto dolore non nostro, Bigols mia, abbiamo ereditato?

L’ultimo ricordo che ho di babbo è la mattina quando è partito per l’America.
Uscimmo dal portone, lui si fermò prima di salire in macchina, si voltò a guardare la finestra di casa nostra.
«Tonino…» disse mamma
«È l’ultima volta che vedo questa casa. Io qui tornerò in una bara».
Non lo vedemmo più. Passarono quasi tre mesi, accompagnato da mamma tentò di salvare il suo cuore malato prima in America e poi in Inghilterra. Dove è morto.
Prima di andare in aeroporto mi portarono alla metro, dovevo andare a scuola. Metro, funicolare. Bagnoli-Vomero, ero al IV ginnasio.
«Non devo piangere, non devo piangere».
E così lo salutai, baciandolo sul viso più velocemente possibile. Trattenendo le lacrime.
Arrivata ai binari finalmente crollai, piansi fino a singhiozzare per tutto il viaggio in metro.
C’è una parte di me che è ancora lì, alla stazione di Bagnoli che aspetta: lui tornerà, tornerà a prendermi.
Quanto dolore, Bigols mia, per una vita sola.

Ho iniziato a cucinare soprattutto i dolci, faccio anche il pane, lo impasto a mano.
Lo so fa molto ridere, considerando la mia rinomata imbranaggine fra i fornelli.
Solo dopo ho realizzato che fare i dolci era una delle tue passioni.

I morti sono in mezzo in noi. Stanno con noi.
S. Agostino diceva: «Quelli che ci hanno lasciato non sono assenti, sono invisibili, tengono i loro occhi pieni di gloria fissi nei nostri pieni di lacrime».

Impasto farina, acqua e lievito,
socchiudo gli occhi e sento le tue mani sfiorare le mie.
Quanto mi manchi.

Mi affido a quello in cui non credo.
Mi affido al Mistero e al silenzio. Mi piace stare sola.
Le letture, le passeggiate all’alba e al tramonto sono le mie preghiere laiche.

Ho smesso di chiedere spiegazioni.
«Non cercare troppo Altrove, c’è un Altrove dove la follia in agguato si impadronirebbe di te»

Io ti aspetto, Bigols, amatissima sorella mia. Non smetterò mai di aspettarti.
La notte esco in giardino, mi siedo sulla panchina, guardo le stelle.
E sussurro al cielo il tuo nome dolcissimo:
Laura.

*(Il tempo è un Dio breve – Mariapia Veladiano)